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Con FEduF l'educazione finanziaria entra in #tu6scuola

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Categoria: #tu6scuola

Capire il valore del denaro e del risparmio. Coinvolgere i ragazzi in previsione della loro futura autonomia.  FEduF, partner di #tu6scuola, promuove l’educazione finanziaria con strumenti didattici per ragazze e ragazzi delle sei scuole secondarie di primo grado.

Ne abbiamo parlato con Monica Rivelli, Responsabile Sviluppo Progetti FEduF, partner di #tu6scuola, per comprendere l’importanza di queste attività all’interno del progetto.

Uno dei laboratorio di Educazione Finanziaria proposti negli scorsi nell’ambito di #tu6scuola

Come coinvolgete i ragazzi su un tema che potrebbe apparire difficile? 

Il lavoro della FEduF si inserisce nell’ambito della cittadinanza attiva e responsabile. Abbiamo connotato la nostra visione dell’educazione finanziaria in un’ottica di approccio valoriale alla gestione del denaro. Il nostro è uno stile divulgativo che ha un mix di diversi elementi: nozionismo, attività laboratoriali, didattica ludica e gamification.
Realizziamo programmi didattici, volumi e pubblicazioni, eventi, video e spettacoli teatrali per offrire un ampio novero di strumenti con diverse potenzialità di approccio e coinvolgimento. Cerchiamo poi di parlare non ai giovani, ma con i giovani: utilizziamo un linguaggio chiaro e semplice, portiamo esempi e casi vicini alla loro esperienza.

Perché  inserire a scuola l’educazione al risparmio? 

L’educazione finanziaria e al risparmio è un tema di competenze di cittadinanza economica. Una corretta educazione finanziaria, infatti, oltre a sensibilizzare sul “valore del denaro”, può  aiutare a sviluppare abilità importanti per impostare la vita in modo indipendente.
Per questo è fondamentale sviluppare nei giovani in età scolare la consapevolezza sull’uso del denaro e del risparmio: solo così possono comprendere strumenti di gestione quotidiana e il riflesso chei mercati finanziari  hanno sulla vita di ogni individuo.

Quanto i ragazzi di scuola secondaria sono sensibili o preparati a questi temi?

Il livello è certamente medio-basso, ma ciò è normale se consideriamo che questi argomenti non sono trattati nella didattica, a parte nei percorsi formativi specifici.
Anche nei Licei non se ne parla: c’è un vuoto informativo ed è possibile colmare il divario.
Dall’indagine OCSE PISA 2018, che ha anche un focus specifico sulla financial literacy, emergono tre aspetti interessanti:

  • la media raggiunta dai nostri studenti è di 476 punti, mentre la media OCSE è di 505.  Altro risultato che fa riflettere, ovvero le fonti di informazioni indicate dagli studenti: nove studenti su dieci indicano i genitori, otto su dieci internet, sei su dieci televisione e radio, quattro su dieci i docenti.
  • Le famiglie – e non le scuole – risultano quindi la fonte di informazione più diffusa e quelle socio-economiche più avvantaggiate sono anche quelle in cui si parla più frequentemente di temi finanziari con risultati migliori degli studenti.
  • L’Italia è il Paese in cui il gender gap su questi temi è il più accentuato.

Il vostro metodo prevede anche laboratori multidisciplinari: può spiegarci questa impostazione?

I programmi della FEduF possono collegarsi a diverse discipline: matematica, economia, educazione civica in linea generale, ma anche filosofia con il modulo sull’economia civile o a scienze e tecnologia con il programma sui pagamenti elettronici. Viene inoltre stimolata  la produzione di racconti o ricerche.
La nostra esperienza conferma che questi interventi sono tanto più efficaci quanto sono collegati alla didattica curricolare. Il nostro ultimo progetto nelle scuole primarie ha prodotto strumenti operativi, disponibili gratuitamente online, per aiutare le scuole a calare concretamente l’educazione finanziaria nei piani di offerta formativa.

 Cosa ne pensano gli studenti?  

Il riscontro è più che positivo perché molto spesso notiamo un cambio di atteggiamento nel corso degli interventi.
Se all’inizio partecipano in maniera distratta, pian piano “ si appassionano” , interagiscono, pongono domande.

Come si colloca l’educazione finanziaria e al risparmio nel contesto dell’insegnamento di educazione civica a scuola, così sentito in questo momento?  

L’introduzione dell’educazione civica nelle scuole offre l’opportunità di collegare esplicitamente i contenuti di educazione finanziaria ad uno specifico ambito curricolare anche negli indirizzi di studio in cui l’economia non è presente.
In particolare tra i 6 ambiti trasversali previsti dall’introduzione civica, vi è quello relativo alla “Transizione ad una economia sostenibile” che sottolinea la necessità di educare le giovani generazioni ad un modello economico sostenibile in grado di coniugare creazione di valore economico, sostenibilità sociale (dignità del lavoro, riduzione delle diseguaglianze) e ambientale.

Approfondire l’educazione finanziaria si rivela importante a ogni età, pur con le dovute differenze. Quali sono dunque, a grandi linee, gli obiettivi di apprendimento nei diversi cicli scolastici?

Ecco alcuni esempi:

  • Scuola primaria: Conoscere semplici regole sull’uso del denaro nella vita quotidiana, delle diverse forme di pagamento, del concetto di spesa e di risparmio
  • Scuola secondaria di I grado: Riconoscere il potere economico del denaro reale e anche virtuale (bitcoin) e le forme di risparmio, riflettendo sulle scelte di spesa o di risparmio; Mettere in relazione gli stili di vita con il loro impatto sociale, economico ed ambientale.
  • Scuola secondaria di II grado: Analizzare i principi di sostenibilità digitale, dal punto di vista economico, sociale ed ambientale; Conoscere caratteristiche e funzioni delle diverse monete in circolazione (reali e virtuali, nazionali e locali) e prendere in esame le loro potenzialità e limiti per la soluzione dei problemi di sostenibilità economica e sociale; Conoscere i principi di un’economia circolare.

 

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