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Giornata della memoria

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La memoria serve per guardare al futuro e difenderlo con consapevolezza dagli orrori del passato. Proteggere donne e uomini, bambine e bambini dagli abissi cui solo il razzismo e la discriminazione possono condurre. Nessuno è al sicuro in società in cui prende piede il disprezzo verso chi è definito come diverso, e ci sono limiti che nessun potere, nemmeno se eletto democraticamente, può e deve mai superare.
Alla fine degli anni Quaranta del secolo scorso questi principi sono stati scolpiti nella nostra Costituzione e nella Dichiarazione universale dei diritti umani. Da quel momento decine di convenzioni internazionali hanno cercato di tutelare i diritti di ogni persona in quanto tale e rispetto alle sue specificità. Ma non sono conquiste definitive, non sono obiettivi raggiunti una volta per tutte.
Tornano a oscurare il nostro mondo retoriche negazioniste, razziste, escludenti e violente. E i governi, anche in Europa, antepongono troppo spesso il controllo delle frontiere e gli interessi economici e strategici alla difesa dei diritti nella loro universalità.
Ricordare il passato significa difendere il futuro e, nel presente, agire ogni giorno perché la vita e la dignità delle persone, di ogni singola persona, sia un valore prioritario. Ci sono ancora luoghi di tortura nel mondo, come i campi libici, finanziati purtroppo anche dall’Italia, dove anche i bambini e le bambine vivono violenze che nessuno dovrebbe mai conoscere. Senza comparare l’incommensurabile, che il giorno della memoria renda onore e riconoscimento a ogni singola vittima di un eccidio le cui colpe non potranno mai essere cancellate, ma ci spinga anche a tenere alta la guardia e viva l’inquietudine ogni volta che, in nome di un’identità da difendere, di ricchezze da non condividere, di paure infondate e pregiudizi, si inneggia e si pratica la violenza e la discriminazione, si legittimano fondamentalismi, o si lascia che un bambino anneghi nel Mediterraneo o venga scacciato dalla polizia di frontiera mentre cerca riparo dalla guerra, come succede oggi sulla rotta balcanica. Non si tratta di essere buonisti, e nemmeno di essere buoni. Si tratta di scegliere in che mondo vogliamo vivere e che mondo vogliamo lasciare alle nostre figlie e ai nostri figli.
ALESSANDRA SCIURBA, titolare Cattedra di Deontologia, sociologia e critica del diritto presso l’Università degli Studi di Palermo e consigliere CIAI.

27 gennaio 2021

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