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Narrami o Musa: come nasce l’epica in musica di Ancona

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Categoria: #tu6scuola, Progetti

Torniamo a parlare del bel video realizzato dai ragazzi e dalle ragazze di Ancona – guidati dai docenti dell’IC Grazie Tavernelle e supportati dal partner territoriale Opera – già presentato alla Rassegna La Musica unisce la scuola.

Abbiamo intervistato alcuni insegnanti e operatori che hanno preso parte a questo lavoro, per comprenderne meglio l’evoluzione e il valore didattico ed educativo.


In quale delle azioni di #tu6scuola si inserisce questo progetto e con quali obiettivi?

OPERA: Il progetto si inserisce nell’ambito del Saltaclasse. L’obiettivo è stato quello di rielaborare in modo creativo e personale lo studio dell’Odissea. Ma non solo: lo sperimentare tecniche di scrittura creativa, mettersi in gioco, stimolare il lavoro di squadra sono stati elementi di primaria importanza. La condivisione, la collaborazione, l’ascolto e il rispetto reciproco hanno svolto infatti un ruolo fondamentale nella realizzazione di un’attività collettiva.

Come si è svolta la collaborazione tra Opera e gli insegnanti?

OPERA: La prima parte del percorso, riguardante la creazione del testo, delle musiche e della registrazione è stato svolto in autonomia dalla scuola, in presenza. Opera si è inserita in un secondo momento, per la realizzazione di un secondo video (quello qui pubblicato, NdR) che raccontasse tutto il percorso realizzato. Questa seconda parte è stata gestita a distanza dagli operatori di Opera in collaborazione con i docenti, che hanno fatto da tramite con gli alunni

Alcuni versi della canzone sono elaborazione creativa del testo omerico, altri sono riflessioni più generali ispirate dal poema: come si è arrivati a questo testo?

OPERA: La rielaborazione artistica e personale dell’Odissea e di conseguenza la creazione della canzone è avvenuto attraverso unostrumento espressivo di scrittura poetica, il caviardage. Tale tecnica di scrittura creativa prevede la creazione di una breve pensiero o poesia a partire da un testo “già scritto”. I ragazzi della 2E sono partiti sia da pagine di riviste o libri portati e scelti liberamente da loro ma anche dalle pagine del libro La commedia umana di William Soroyan.
Il libro, ambientato nell’America della Seconda Guerra mondiale, ha forti rimandi all’Odissea: si svolge in una città chiamata Itaca, i protagonisti principali si chiamano Ulisse e Omero.
Partendo da queste pagine già scritte i ragazzi hanno iniziato ad annerire frasi e periodi, facendo emergere solo alcune parole che li colpivano particolarmente. Da qui ognuno ha prodotto delle brevi frasi, frammenti di testo. Tutti i caviardage sono stati raccolti in un padlet condiviso tra docenti e alunni e sono stati la base per creare il testo della canzone.
Attraverso un lavoro di scrittura collettiva, tutte le frasi create sono state unite e armonizzate.

Nel testosi parla della “vita che si prende una pausa”: è stato fatto un parallelismo tra la pausa delle nostre vite dovuta alla pandemia e il lungo viaggio di Ulisse (o l’attesa di Penelope)?

PROF.SSA FERRI: Il discorso della quarantena è stato lo sfondo silenzioso di tutto l’anno scolastico.
Esplicitamente non ne ho parlato con i ragazzi, anche perché uno degli intenti di questa attività era proprio quello di recuperare, nei limiti del possibile, la nostra normalità perduta, quella fatta di laboratori ed esperienze. Il verso è emerso spontaneamente… i ragazzi hanno interiorizzato questo senso di attesa, di pausa, di estraneità se vogliamo e lo hanno fatto affiorare. Per dirla alla Ungaretti, un tuffo involontario nel “porto sepolto”.

Quanto a Penelope, certamente la sua figura ha colpito, specialmente le ragazze. Abbiamo visto Penelope come una donna apprensiva (la madre che non vuol lasciar andare Telemaco); come uno dei simboli della donna “sottomessa”, cui è negata l’esperienza “gloriosa” e, quindi, la fama e l’immortalità; la donna che vive come riflesso della grandezza dei suoi uomini, ma anche la degna consorte di Ulisse, colei che non ha nulla da invidiare all’astuzia e alla prudenza del marito. Quindi con una sua statura eroica che autonomamente e silenziosamente si impone. L’attesa, nel caso di Penelope, è la cifra della sua forza.

Chi si è occupato della musica? Il genere scelto è molto attuale: l’hanno proposto i ragazzi?

PROF.SSA FERRI: Il prof. Carlo Celsi si è occupato della musica con un prezioso aiuto molto apprezzato dai ragazzi. 

PROF. CELSI: Per la musica si è cercato di agganciare il brano alle tendenze più recenti degli autori di questi anni, quali ad esempio Tha Supreme e Madame. E tale articolazione non è stata facile in quanto generi e gusti cambiano in modo liquido non di anno in anno, bensì di mese in mese. 

Il laboratorio musicale, che in altre epoche avrebbe previsto l’arrangiamento e la produzione in classe di una base, ha avuto inizio altresì con la selezione di una base musicale di libero utilizzo, tra quelle disponibili sul web. È stato scelto un canale su Youtube che produce type beat in modo professionale. Per la selezione della base sono state necessarie alcune sessioni di ascolto in classe e analisi. Una volta scelta la base è cominciato in classe il lavoro di ascolto e analisi della stessa per immaginarvi una possibile struttura di strofe e ritornelli.

A questo punto, introiettata la base attraverso i molteplici ascolti, si è chiesto ai ragazzi come potessero suonare strofa ritornelli con i ritmi, gli accordi e le sonorità del type beat scelto. Alcuni di loro, vinta la naturale timidezza, si sono lanciati e hanno provato ad improvvisare le linee melodiche che, ulteriormente elaborate, hanno in seguito costituito la versione definitiva del brano.
A dare efficacia al fraseggio musicale ha contribuito il supporto esterno di mio figlio Leonardo, appassionato musicista del genere musicale scelto, che ha preso i fraseggi spontanei dei ragazzi e l’ha rivisti secondo uno stile e una forma più definiti.

Che cosa ci raccontate della fase di registrazione?

PROF. CELSI: La registrazione ha rappresentato una fase del progetto ricca di incognite per vari motivi. I ragazzi non avevano esperienza di canto né tantomeno di registrazione; io come tecnico di studio non avevo esperienze a quel livello di difficoltà; lo studio di registrazione è stato allestito nella biblioteca della scuola; avevamo solo una mattinata per registrare tutte le tracce; volevamo che tutti gli alunni partecipassero alla parte vocale, nessuno escluso.

Una sfida nella sfida, che miracolosamente è andata abbastanza bene. E tutti gli errori di tempo, intonazione e fraseggio nella traccia finale, non fanno che restituire genuinità al prodotto.

E com’è andata per la parte in greco antico? 

PROF.SSA FERRI: Per la parte in greco… è che ho la fissa di far vedere ai ragazzi il proemio in lingua originale
e darne una traduzione letterale, non bella, ma che renda evidenti, già dai primi versi, le differenze tra i due poemi (Iliade e Odissea).

Non so a chi, di preciso, sia venuta l’idea di un inserto in greco antico. Doveva essere un controcanto, ma siccome quella parte la interpreto io e non so assolutamente cantare, figuriamoci controcantare, alla fine l’ho incisa senza virtuosismi 🙂

Il testo è una parte del proemio che ricalca quella scelta in italiano, ma è un po’ diverso perché non avrebbe retto il ritmo della canzone. Di fatto manca almeno un verbo perché abbia senso, ma ci interessava più che altro l’atmosfera.

Anche il video è molto interessante: i ragazzi hanno partecipato creativamente anche a questa parte?

OPERA: Lo “stile” del video è stato concordato tra gli operatori di Opera e i docenti referenti dell’attività. I ragazzi hanno partecipato creando dei brevi video o riprese fatte ad hoc per il montaggio del video finale. Questa parte è stata svolta in parte dai ragazzi da casa e in parte in classe con il supporto dei docenti.
I ragazzi hanno partecipato in modo attivo anche nella revisione del video: hanno visto la bozza del video tutti insieme e hanno voluto inserire tutti i loro nomi nei titoli di coda finali.

I ragazzi saranno orgogliosi del lavoro fatto. E anche voi docenti e operatori!

PROF.SSA FERRI: Inizialmente avevamo previsto un filmato differente, che è stato realizzato mettendo in sequenza le foto scattate dai ragazzi in cui interpretavano liberamente alcuni versi della canzone. Poi ne abbiamo realizzato un altro che evidenziasse il percorso svolto. In entrambi i casi, i ragazzi sono stati orgogliosi del lavoro fatto: quando hanno visto la bozza di filmato, dove i loro nomi non comparivano (non perché non volessimo: stavamo semplicemente valutando la questione sotto il profilo della privacy) hanno preteso che venissero inseriti. Insomma, ci mettono la firma, non solo la faccia. Questo, secondo me, significa che sono fieri del prodotto.

Avete qualche aneddoto da condividere su questo bel percorso?

PROF.SSA FERRI: Un aneddoto riguarda il testo: una delle frasi più significative è stata scritta da un alunno che, specialmente nella prima parte dell’anno, ha avuto grosse difficoltà a tenersi in carreggiata… Non so se sia vero, ma mi piace pensare che questo piccolo successo abbia contribuito a tirarlo un po’ fuori dall’impasse.

Un altro aneddoto riguarda il verso il vecchio in libertà che ci protegge di giorno e di sera: è il nonno scomparso di una alunna, che lo ha pianto più volte in classe.

Ultimo aneddoto relativo alla scrittura: un’alunna in genere molto brava, ha avuto difficoltà con il primo Caviardage: non riusciva a tirar fuori niente. Le ho consigliato di non sottovalutare la forza espressiva delle parole vaghe come gli avverbi, le preposizioni e le congiunzioni. Così è venuto fuori lo stupendo verso Improvvisamente dietro all’orlo la vita nel mondo tra un caffè e un lavoro.

Ecco uno dei miei grandi obiettivi: non lasciare che le parole scivolino addosso, ma farle penetrare, scavare solchi, incidere l’immaginazione e farla… cantare!


Ringraziamo la prof.ssa Claudia Ferri e il prof. Carlo Celsi dell’IC Grazie Tavernelle di Ancona e le operatrici Anna Chiara Broggi e Silvia Giovanella di Opera – partner territoriale di #tu6scuola ad Ancona.

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