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NESSUNA ADOZIONE IN TEMPO DI GUERRA

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Hanno già visto l’orrore della guerra e ora si trovano, soli, lontano dalle loro case e da tutto ciò che era noto e familiare, in un Paese che non conoscono, con persone mai viste prima.

Sono i bambini ucraini non accompagnati che sono stati portati in Russia: in un recente articolo pubblicato dal Corriere della sera a firma di Federico Fubini, si dice che siano quasi 2 mila.

Nello stesso articolo è scritto che per alcuni di loro il “Commissariato per la protezione dei bambini presso la presidenza della Federazione Russa” avrebbe manifestato l’intenzione di procedere con l’adozione da parte di famiglie russe, semplificando e rendendo più rapida la procedura.

Stiamo assistendo ad una inaccettabile violazione dei diritti di quei bambini e quelle bambine, già pesantemente colpite e colpiti. Per loro si può e si deve procedere all’adozione solo nel momento in cui fosse verificato, da parte delle autorità del Paese di origine o in collaborazione con esse, il reale stato di abbandono. E in una di guerra è evidente, che questo non sia proprio possibile”, dichiara Paolo Limonta presidente di CIAI.

Anche la Conferenza de l’Aja di diritto internazionale, proprio in riferimento al conflitto in Ucraina, ha pubblicato il 16 marzo una nota informativa nella quale si dice che: “I bambini che sono stati separati dai loro genitori in situazioni come quelle dell’Ucraina non possono essere dichiarati orfani e/o in condizioni di adottabilità. Ciò include anche i 100.000 bambini, metà dei quali con disabilità, che vivono in istituti di accoglienza e collegi in Ucraina”. Nel documento si ribadisce che nel caso di conflitti armati le misure devono essere rivolte alla protezione dei minori e non all’adozione anche per i rischi di pratiche illecite in situazioni di emergenza.

Chi, come CIAI, lotta da molti anni per tutelare i diritti dei bambini e delle bambine e diffondere un concetto di adozione che metta al centro l’interesse dei minori e sia rispettosa delle Leggi, non può accettare una simile situazione. Solleciteremo un intervento anche a livello europeo per imporre la sospensione di qualunque pratica di adozione di questi bambini e queste bambine.

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