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SAAMA: quale rete attorno ai minori stranieri soli?

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Il rafforzamento del capitale sociale dei minori stranieri soli ed il lavoro in rete delle istituzioni e degli enti del Terzo Settore rappresentano due degli obiettivi che SAAMA si propone di raggiungere per il superiore interesse di ogni giovane migrante solo. Ma, un domani è possibile solo se il presente è un atto concreto, fatto di gesti e relazioni, ma anche di programmazione e accompagnamento.

Con la ricerca che il progetto SAAMA sta portando avanti, ci siamo prefissati un obiettivo: verificare la qualità della rete che si è costruita attorno alla vita dei giovani migranti soli a Palermo e nei territori di competenza del Tribunale dei Minori della città. Con a ricerca si sta analizzando come questa rete si è costituita, se è cambiata negli ultimi anni e se è una base adeguata al supporto dei minori migranti soli e neomaggiorenni.

Per portare avanti questa analisi, abbiamo tenuto in considerazione gli ambiti giuridici, ambientali e il sistema d’accoglienza, e abbiamo coinvolto una parte importante di istituzioni ed enti privati che negli anni hanno fatto parte del percorso dei minori stranieri soli.

La ricerca, fino ad oggi, ha certamente avuto un comune denominatore: la difficoltà, da parte degli attori coinvolti, nel rispondere in modo tempestivo e dettagliato alla richiesta dei dati necessari alla lettura del percorso dei minori soli dal 2017 ad oggi. Quasi tutte le realtà coinvolte lamentano la mancanza di una sistematizzazione dei dati, a causa dell’assenza di un database completo, o l’assenza di operatori specializzati (sia le istituzioni che gli enti del Terzo Settore) che possano occuparsi della raccolta dei dati e della loro lettura. Questo comporta una reale difficoltà nell’avere una lettura chiara della situazione dei minori migranti soli nei territori analizzati. Significa, non avere contezza di quello che succede realmente, perdere per strada molti dei percorsi, far accavallare interventi e risorse. In alcuni casi, specialmente nell’ambito sanitario e giuridico, non si è riusciti ad ottenere risposte chiare. Questo è un dato preoccupante, che ci riporta con forza a chiederci quanto interesse c’è, da parte delle istituzioni, nel promuovere interventi adatti ai giovani e alle giovani migranti soli.

La caratteristica comune è dunque, come spesso denunciato da molte organizzazioni locali, quella di lavorare in emergenza, sia in ambito istituzionale che privato, portando alla diretta conseguenza che gli interventi specifici e adatti diventano complicati, perché è impossibile realizzare un’analisi di contesto tenendo in considerazione criteri oggettivi che rispondano ai bisogni reali e in continuo mutamento dei soggetti interessati. La sfida più difficile, oggi, è quella di saper leggere in tempo utile tutti i segnali che portano ad un cambio di rotta, e con un’analisi basata sui dati, in continuo aggiornamento e studio, il risultato potrebbe essere migliore rispetto ad una progettazione “emergenziale”.

La ricerca, ha inoltre evidenziato il paradosso di database con dati fermi al 2016, come se nessun minore straniero solo abbia mai usufruito dei servizi offerti in un determinato contesto. E dire che il capitale sociale dei minori soli è vasto sulla carta, perché viviamo in un contesto in cui i soggetti interessati sono sia MINORI che STRANIERI, due aspetti già difficili su cui lavorare nella loro specificità, quindi l’attenzione e il lavoro istituzionale, progettuale, associativo e di “rete” dovrebbe essere coordinato e strutturato.

Come sottolineato varie volte, i decreti sicurezza hanno colpito indiscriminatamente le frontiere, travolgendo anche chi era arrivato prima del nuovo scenario politico. Anche i territori hanno pagato e continuano a pagare queste scelte politiche, ma soprattutto i minori soli e i neomaggiorenni hanno abbandonato accoglienza, scuola e progettazione, lasciandosi dietro molti percorsi di autonomia intrapresi, a causa della mancanza di fiducia nel nuovo sistema di accoglienza e delle politiche migratorie.

L’insicurezza e l’incertezza riusciamo e leggerla nei dati: è significativo che la contrazione dal punto di vista numerico non ha contribuito a migliorare la condizione delle singole azioni o progettualità. Infatti, se da un lato le presenze sono diminuite, dall’altro il livello del servizio offerto non è per nulla migliorato, di conseguenza appare poco reale che una criticità del sistema sia da attribuire al numero delle presenze, ma piuttosto sembra essere il risultato di una mancata programmazione e probabilmente di una linea politica che non risponde ai reali bisogni dei beneficiari degli interventi messi in atto.

Appare importante, dunque, valorizzare l’intervento proposto dal progetto SAAMA, con la costruzione di reti di imprese, la promozione della cartella sociale come strumento di sinergia fra gli attori coinvolti nei percorsi dei minori, la promozione di attività di empowerment sociale ed economico, per promuovere percorsi concreti verso l’autonomia.

Giulia Di Carlo, Migrazione e Progetti Educativi
Giulia Di Carlo, Migrazione e Progetti Educativi

Giulia Di Carlo, sede CIAI Sicilia.

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